Parliamo di Morgan nel 2026 perché tutte le cose migliori iniziano cazzeggiando. Per la precisione su un server discord che oggi usiamo per organizzare il vostro intrattenimento e numeri come questo, ma che in tempi non sospetti ha ospitato spesso e volentieri delle piacevoli serate all’insegna del sopracitato cazzeggio. L’idea di divorare ogni videointervista di Morgan disponibile in rete e produrne una tier list venne al sottoscritto (se ricordo bene) e riscosse fin da subito un discreto successo. Noi tutti sapevamo esattamente a cosa andavamo incontro e snocciolando un video per volta – concedendoci un buon numero di pause di riflessione (leggere risate ndr.) – vedevamo le nostre previsioni avverarsi come per magia. Ma in certi momenti ciascuno di noi ha davvero creduto di aver capito male, di aver frainteso quell’ultima uscita detta con gli occhi spalancati e iniettati di noia, ad anticipare sia lì da Morgan che da noi in chiamata un silenzio freddissimo che suona come mille sipari che si chiudono.
«Ognuno dentro di sé crei un’atmosfera». Cos’è rimasto di Marco Castoldi è ben riassunto nelle uscite imbarazzanti che seguono, ed è poco perfino se confrontato col poco che lui è sempre stato. D’altronde Morgan è dagli albori ben più prolifico come autore di cazzate che come autore di musica. Il meglio che ha fatto nel “suo campo” è con i pur sempre pessimi Bluvertigo, e il peggio sta nei suoi dischi solisti, in cui il citazionismo che permea tutto è costantemente peggiorato e appesantito da una presunzione inesauribile. A mio avviso il punto più basso della sua carriera è aver messo la firma su una cover di Alifib di Robert Wyatt che continua a tenermi sveglio la notte, con la complicità criminale di Saro Cosentino e Franco Battiato. Ma la sua musica e le sue varie collaborazioni sono assolutamente insignificanti per la maggior parte delle persone in questo paese, che oggi vedono il polistrumentista milanese come un personaggio dello spettacolo e un campione indiscusso nella creazione di gelo, imbarazzo e disagio televisivo. All’occasione Morgan continua a parlare di musica, tra tributi in tv, interviste in radio e video con Red Ronnie. E sebbene io sia sollevato dal fatto che pubblichi cose nuove molto di rado (due dischi negli ultimi 14 anni) sentirlo parlare di musica è forse anche peggio che sentirlo suonare. Iniziamo con un esempio di riscaldamento.
Oggi non se ne fanno più di concept album.
Possiamo distinguere due scenari.
Morgan è talmente distaccato dal mondo della musica da (forse) credere in ciò che dice.
Morgan è consapevole di starne dicendo una grossa, cerca disperatamente un’uscita a effetto e che strizzi l’occhio a uno specifico pubblico.
Gran parte delle fregnacce del nostro si possono intendere almeno in uno tra questi due modi, dipingendo due possibili immagini del Signor Bluvertigo. Da un lato un boomer ignorante, dall’altro un malato di attenzione che mente sapendo di mentire. A sostegno della prima, Morgan effettivamente cita quasi solo musica precedente al 2000. La sua cultura musicale, vasta o ristretta che sia, è senza dubbio ferma da decenni, con un bias importante contro la musica dei nostri tempi. Per giunta gli artisti che cita più volentieri sono sempre gli stessi, su tutti Bowie, De André, Scott Walker, i Queen, Battiato, Tenco, Endrigo e i soliti cinque compositori pre novecenteschi che conosciamo tutti. Una lista ristretta e molto uniforme di alcuni dei nomi che un certo pubblico ama tanto sentire. Quasi sempre persone anche tanto appassionate di musica, ma non mosse certo da un’inguaribile curiosità verso ciò che è un po’ meno noto. Ci piacerebbe pensare che almeno su questi artisti eletti Morgan riesca a non dire fesserie. E invece per ciascuno di questi ha almeno un giudizio assoluto supportato unicamente dall’enfasi. Per dirne un paio:
De André ha parlato solo di morte.
Battiato non ha mai parlato di amore.
Bowie e De André hanno fatto più o meno le stesse cose.
Se ci pensate, hanno tutti e due cantato. Sono abbastanza sicuro che abbiano entrambi mangiato, bevuto, dormito. E in questo senso anche io, voi e Morgan siamo nel club. Spesso i critici migliori possono darci una prospettiva che non capiamo subito, che sul momento può sembrare assurda. Il più delle volte se anche non siamo d’accordo, possiamo intuire il motivo e le argomentazioni e farle nostre. Le analisi di Morgan puntano quasi esclusivamente a stupire e dare quella momentanea sensazione di stordimento. Peccato che dietro non ci sia un ragionamento profondo sui fatti, sui dati, sulla materia musicale. Dietro c’è l’estasi di un momento di attenzione, la voglia di scioccare e di ammaliare con parole dall’aspetto brillante ma sicuro, talmente vere che qualsiasi argomentazione le farebbe apparire più deboli. Ed è ciò su cui si soffermano i poveri malcapitati che a un suo concerto si sentono spiegare questa canzone di Tenco o quella sonata di Beethoven. Un circo delle peggiori abitudini di un opinionismo che vive più nel titolo dell’articolo che nell’articolo stesso.
Dopo affermazioni del genere, nella stanza si fa strada un elefante che non possiamo ignorare. Potremmo per non incorrere nel rischio di offendere nessuno, ma sennò poi che divertimento ci sarebbe? Sono sicuro che molti di voi quando leggono queste frasi hanno una specifica immagine di Morgan nella mente. E no, non è l’immagine di un uomo composto e seduto dritto che parla scandendo ogni sillaba con trasporto ed entusiasmo ma guidato lucidamente dalla razionalità. Ci scommetto che il vostro signor M assomiglia più a un uomo sdravaccato e sudato, che sbiascica, con uno sguardo ora perso ora intensissimo, alzando anche troppo la voce e con un ritmo scostante. L’immagine che noi tutti associamo a chi ha appena aspirato una striscia pedonale dalla sua narice preferita. Io non argomenterò a favore di questa tesi, più precisamente la tesi numero:
Morgan prima di parlare ingerisce dal naso polveri ultra sottili in forma di segnalazioni del traffico orizzontali per pedoni distese sul tavolo.
Non argomenterò io perché a farlo ci pensa il figlio del secolo.
La Patetica di Beethoven è proprio *tunz tunz*.
Le canzoni sono presenze nel presente.
Bugo mi ha fatto mobbing.
La lista andrebbe (e andrà) avanti. Dall’uscita assurda e completamente priva di fondamento, alla frase a effetto filosofica che non vuol dire nulla, alle accuse randomiche verso i suoi nemici colleghi, Morgan non dà esattamente l’impressione di essere fresco come una rosa quando lo stanno pagando una trentina dei nostri stipendi per “divulgare”. Ricordo distintamente un’ospitata in collegamento da casa sua nella quale appena la conversazione si accese (se ricordo bene con Platinette, quindi si trattava del segmento intellettuale della trasmissione) Morgan estrasse il basso e si mise a suonare e cantare Money dei suoi amatissimi Pink Floyd. A quel punto qualcuno gli fece presente che fosse ridicolo che si mettesse a suonare la chitarra in quel momento, per sentirsi rispondere «È UN BASSO, NON UNA CHITARRA» a gran voce, sbeffeggiandosi dei suoi colleghi (o in quell’istante datori di lavoro). Un po’ come se l’uomo nudo che caga per terra al tuo matrimonio si mettesse a deriderti perché hai chiamato vino la grappa che si era scolato appena prima. In molti casi sembra ci voglia una dose di ingenuità non indifferente per pensare che il Bluvertigo entri in studio dopo giusto una colazione proteica e un caffè. Che abbia letto a casa in anticipo gli argomenti del dibattito e sia giunto coi suoi appunti per ripassare due cose prima della diretta. Perché a Morgan darebbe noia sentirsi qualcosa di diverso dal fratello gemello della musica stessa. Chi più di lui ha un rapporto stretto con la musica. Noi non ci siamo cresciuti in grembo, non abbiamo scritto “la più bella canzone della musica italiana”, non abbiamo collaborato con Battiato e Saro Cosentino al tributo a Robert Wyatt.
E quindi dobbiamo prepararci e ragionare prima di parlare di musica in pubblico, presentarci sobri quando siamo pagati per farlo ed essere sempre onesti su tutto. Morgan sente di potersi permettere l’opposto, e di esserselo guadagnato con la devozione. E pensa anche di poter continuare a contare qualcosa non pubblicando musica se non per timbrare un cartellino e continuare a mandare avanti la macchina dei tour e delle ospitate. Sebbene:
Io che non pubblico musica sarebbe paradossale: io SONO la musica.
Talmente paradossale da star letteralmente succedendo. E fa strano pensare che nonostante la fama e la piccola setta di devoti che si è creato, nessuno parli davvero mai dei suoi dischi, della sua musica. Così, su due piedi, che musica fa il Morgan solista? Io i suoi dischi non li piscerei neanche, per non rischiare di lavarli, quindi nello spirito della tierlist si può fare un gioco simile cercando le sue esibizioni in tv o in live. E si può scoprire che, per la maggior parte del tempo, il nostro eroe della musica suona cover e tributi. Le eccezioni?
Da come parla, le nostre aspettative nel sentirlo suonare dal vivo avrebbero tutto il diritto di essere alte. E invece quando non sentiamo De André analcolico o Bowie senza glutine, ecco cosa abbiamo davanti. I rutti.
Dicevamo: «io SONO musica». Il telespettatore medio che giustamente ne sa poco di musica a priori non ha nessun motivo di dubitare di ciò. E dunque di ciascuna delle boiate che abbiamo incontrato finora. Un po’ come quando si sentì spiegare da Celentano che lui in persona aveva inventato il rap nel ‘72 con la sua parlata inglese maccheronica a tempo. Questa notizia continuò a circolare per anni pur essendo una palese idiozia. Come circolano ancora centinaia di assurdità anche in ambiente scientifico, seppur smentite a più riprese. È l’annoso problema dell’autorevolezza, del principio di autorità e di tutti i disastri che può causare la fiducia cieca in qualcuno che stimiamo.
Pur non sfiorando neanche lo status di Celentano, e pur avendo collezionato nel suo curriculum una miriade di gaffe e scandali di vario genere, per molti Morgan è ancora una fonte autorevole sulla musica. Riflettendo su questo mi tornano alla mente le dozzine di clip che abbiamo sopportato assieme divertendoci tanto. Con gli occhi assenti anche se spalancati, un uomo in bianco e nero si guarda attorno dopo che ha parlato. Aspetta qualche istante per valutare i danni e nulla è cambiato. E se stesse consapevolmente mettendo alla prova quella autorevolezza? E se avesse fatto tutto ciò che poteva per facilitarci il compito ingrato di gettarlo via, per fratturare una solennità a cui lui meno di tutti è affezionato? Sì perché un genio ribelle non può essere unanimemente apprezzato. Deve essere necessariamente frainteso, emarginato.

Con ciò non voglio dire che le ipotesi precedenti non siano vere. Morgan potrebbe essere ignorante, magari narcisista, e magari potrebbero confermarsi anche le sue presunte abitudini inalatorie. Ma queste tre cose da sole non bastano a spiegare l’insistenza con cui torna sempre e solo ad autodistruggersi. Non starebbe attaccando sé stesso, ma la sua immagine provvisoria, la qualità statica di un personaggio stimato da molti e visto male solo per faccenduole personali facili da dimenticare. Non fraintendetemi, io odio Morgan e tutto ciò che rappresenta. Odio questo gusto adolescenziale per la ribellione e la rottura come fine ultimo dell’arte, quanto l’idea che la vita dell’artista e del genio in generale siano caratterizzate dall’attrito con tutto ciò che circonda e dall’inafferrabilità. E odio su tutto la prassi di sfruttare un mezzo di informazione e intrattenimento pubblico per dire stronzate e celebrare unicamente sé stesso. Ma tiro un sospiro di sollievo, perché credo di aver finalmente compreso cosa muove l’unica rockstar italiana. Ah già questa non ve l’ho detta.
Io sono l’unica rockstar italiana.
Ciò che amo di questa citazione è che nella stessa intervista ha detto:
Sono umile, non è possibile per me fare la diva.
E infine:
Io sono incomprensibile, guardi: trova uno più figo di quello? [Indica alla sua foto] Io credo di no.
Un amico mi ha detto che sembra di vedere una compilation di Cicciogamer che si contraddice e da allora non riesco a non pensarci. Altro esempio:
La Cura è una canzone mediocre.
La Cura l’ha suggerita Dio a Battiato.
Che poi la prima di queste due è forse l’unica frase sensata che leggerete in grassetto in questo articolo. È difficile distinguere quando e quanto Morgan sia consapevole delle boiate che spara. Alle volte è lampante dalla frase stessa:
Il Fa minore è l’accordo di John Lennon.
In certi casi è fin troppo impulsivo ed esagerato per averci effettivamente riflettuto.
Bohemian Rhapsody è la miglior canzone della storia della musica.
E poi c’è questa qui:
Heroes ha abbattuto il muro tra arte alta e arte bassa.
Questo è semplicemente un pensiero che il Morgan adolescente ha partorito quando il riff di chitarra di Robert Fripp ha rotto un certo muro nel suo cervello. Il suo muro tra alto e basso. E non lo ha fatto Heroes, ma la sua Heroes. La Heroes-per-Morgan. Ma lui non può capirlo essendo la sua persona il centro di ogni ragionamento che può partorire, e costringendoci quindi a interpretare le sue citazioni come Morgan-centriche e basta. Per cui Bowie sarebbe un eroe musicale del tutto equivalente a De André ai Suoi occhi, e De André un cantore unicamente della morte perché questa è la lente azzurra con cui Lui ha letto ogni testo del Faber. Sarebbe bello poter semplicemente dire che Morgan ha un problema con il relativismo gnoseologico.
Ma la sua abitudine incurabile è più precisamente l’identificazione delle proprie esperienze con la totalità delle esperienze possibili. Non tanto comprendere che i vissuti siano tutti diversi e sensibilmente dipendenti dal soggetto. Ma che la Sua esperienza del mondo sia carente in qualsivoglia senso. Morgan è quella parte di noi che abbandoniamo quando realizziamo che saremo sempre ignoranti. C’è stato un Morgan in ciascuno di noi quando davamo tutto per scontato e innalzavamo quei quattro artisti che avevamo scoperto da soli (in realtà da una vetrina in bella vista per tutti) a divinità. Io me ne sono liberato soprattutto interfacciandomi con persone che ne sapevano a pacchi e ben più di me, scoprendo che se rimuovi la gara e l’ego, tutta l’arte diventa più bella. Tolto l’ego, di Morgan rimarrebbe solo una delle digital footprint più assurde di sempre, dei solchi su vinili pieni di polvere e le frasi in grassetto di questo articolo. E senza la gara per il primato di genio ribelle della musica, forse non rimarrebbe neanche l’interesse per la musica stessa. Lui non potrebbe mai liberarsi di quel demone, perché significherebbe sbarazzarsi per sempre di una parte troppo strutturale di sé stesso. Ecco perché è necessario mettersi l’anima in pace e levarlo dagli schermi. Quante altre ve ne servono? Ormai le eccezioni sono le uscite sensate.
Il clavicembalo è lo strumento metal definitivo.
Tutta la musica occidentale si basa sul giro di DO.
Fare musica è la cosa più difficile che un essere umano possa fare.
Vabbè e poi? Cos’altro? Mo esce che tipo i Bluvertigo sono pure meglio di, boh, i Tool.
I Bluvertigo mangiano in testa ai Tool per originalità, ricerca sonora, songwriting e spessore culturale.
Ok basta, ho i coglioni sottosopra. Ci sarebbero infinite altre citazioni, e tralasciando la mia rabbia di questo momento vi consiglio di guardare qualche video di sue interviste con amici. Magari un bel drinking game in cui ci si scola un limoncello a colpi delle sue fesserie. Di materiale, purtroppo o per fortuna, ne è pieno l’internet, ma vi lasciamo una playlist di YouTube che contiene come minimo e ben sparse, tutte le terribili citazioni di questo articolo. Anzi c’è talmente tanto materiale che direi che siamo a posto. Capito Morgan? Puoi levarti di torno, sei licenziato. È tempo che resti nel posto perfetto per te: Altrove.

Quando Claudio aveva proposto alla redazione questo articolo lo avevo immaginato diverso. Non tanto diverso, ma sicuramente meno pregno di intuizioni e riflessioni che divergono dal registro satirico per versarsi in quello critico. Ubu Dance Party si avvia senza colpo ferire al suo terzo anno, notevole per un progetto che era nato per durare tre settimane. A Ottobre la nostra plenaria annuale sarà ospitata da Officine Giovani a Prato, sede di eventi musicali storici per la Toscana oltre che luogo dove da anni è possibile godere dell’Off Tune Festival, una delle realtà festivaliere più belle in Italia. I nostri post escono una volta al mese, un tempo dilatato, anacronistico, che però ci permette di ricevere articoli come questo che avete appena letto. Quest’anno abbiamo avuto report dai festival, approfondimenti autoriali, diversi ospiti in radio e siamo perfino riusciti a piazzare qualche recensione, insomma: stiamo provando a esserci a nostro modo. Lentamente. Come una festa che non accenna a iniziare, ma in fondo ti sta anche bene, perché stai avendo le più belle chiacchierate della tua vita.
Grazie a tutti quelli che ci leggono ogni tanto, quelli che ci leggono sempre e anche quelli che aprono la mail solo per Natale. Siete tutti bellissimi. Anche Morgan.
Giuseppe Di Lorenzo





in mezzo a tutto questo, io resto umile.